Olio di Canapa e Cancro

Olio di Canapa e Cancro
Olio di Canapa e Cancro

L’olio di canapa aiuta nella lotta al cancro? La cannabis è davvero un antitumorale? Sono queste, oggi, le domande più frequenti poste dagli utenti relativamente alle proprietà e agli usi della canapa.
E se da un lato, c’è un grande fermento e euforia – tanto da definire la canapa come la panacea di tutti i mali – dall’altro (specie tra i medici più anziani e meno predisposti all’aggiornamento) c’è una forte resistenza e grande scetticismo. Occorre, allora, fare un po’ di chiarezza e capire realmente che cos’è la cannabis, quali caratteristiche evidenzia e quali sono le proprietà e i benefici che ad oggi sono attribuiti a questa pianta.

Innanzi tutto, è bene chiarire il significato del termine marijuana, nome che identifica le infiorescenze essiccate della Cannabis sativa (destinate inizialmente a uso ricreativo, mentre nel tempo è diventato un termine usato in modo più generico per identidficare i fiori di canapa essiccati), una pianta originaria dei Paesi tropicali, che si è poi diffusa in tutto il mondo, adattandosi anche a temperature e condizioni ambientali molto diverse. Tra le sostanze fondamentali presenti all’interno di questa pianta troviamo – come già accennato in altri post di questa sezione News di Cannabe.it – il delta 9 tetraidrocannabinolo, più comunemente identificato con la sigla THC e il CBD. Occorre sapere che il nostro cervello produce – in autonomia e in modo assolutamente naturale – due tipi di cannabinoidi, definiti appunto endogeni, molto simili a quelli presenti all’interno della pianta di canapa. Questo ha consentito di capire e studiare gli effetti della cannabis sul cervello umano.

Secondo diversi studi sull’argomento, la pianta di cannabis – quando inalata o più raramente assunta per via orale – è particolarmente efficace nel controllare e diminuire il dolore cronico, in particolare quello neuropatico, della nausea, in particolare quella derivante dalle cure chemioterapiche e per tante altre patologie diverse.
Proprio per questa ragione, i derivati della pianta di cannabis vengono oggi prodotti e destinati a uso terapeutico e – in quanto tali – sono stati classificati non più come sostanze stupefacenti (e quindi proibite) ma come prodotti farmacologici acquistabili previa prescrizione medica. In teoria, infatti, ad oggi, qualsiasi medico – per determinate patologie – ha la facoltà di prescrivere delle cannabis terapeutica su qualsiasi ricettario.

Ma veniamo alla domanda principale: la cannabis è efficace contro il tumore?
Ad oggi, non è ancora possibile fornire una risposta definitiva e ufficiale, tuttavia alcuni studi specifici ed esperimenti di laboratorio (il link conduce ad una fonte ufficiale in lingua inglese) effettuati sui topi hanno dimostrato come il THC della marijuana, in particolare, sia in grado di contrastare i tumori, perché – da un lato – induce le cellule tumorali ad autodistruggersi (fenomeno identificato scientificamente con il termine apoptosi) e – allo stesso tempo – blocca la formazione e la proliferazione di nuove cellule tumorali (scientificamente identificato con il termine antiangiogenesi).

Inoltre, come stabilito anche dalla “Food and Drug Administration” degli Stati Uniti, il delta-9-THC – sostanza maggiormente attiva a livello farmacologico – è uno “strumento efficace per contrastare i disturbi legati al cancro e gli effetti collaterali delle chemioterapie” e per questo regolarmente prescritta ai pazienti in cura. Proprio per questa ragione, l’American Cancer Society ha avallato la semplificazione dell’iter per prescrivere i prodotti derivati dalla Cannabis ai malati oncologici, compresa la marijuana per uso terapeutico.

Ad oggi – in molti Paesi del mondo – vengono utilizzati e prescritti due farmaci, il dronabinolo (farmaco che identifica il THC) e il nabinolone (sostanza che è in grado di legare i recettori e consentire di generare l’effetto desiderato).
Questi due farmaci sono registrati in Europa, ma non nel nostro Paese, e pertanto per poterli assumere è necessario effettuare una richiesta presso la ASL e richiederne l’importazione.
Esiste poi il il Nabiximols (più conosciuto con il nome di Sativex, con cui è commercializzato, che evidenzia la derivazione dalla canapa sativa), un farmaco creato dalla azienda britannica GW Pharmaceuticals, contenente entrambi i principi attivi, ovvero tetraidrocannabinolo e cannabidiolo e destinato ad una serie di impieghi, tra cui il trattamento del dolore derivante dal tumore.

In realtà, non c’è nulla di particolarmente nuovo, perché l’uso terapeutico della cannabis risale a più di 3000 anni fa, sebbene sia stata riscoperta solo da pochi anni per essere usata come antiepilettico, antispastico e antidolorifico.
Ma c’è di più. Occorre sapere, infatti, che anche il cannabidiolo o CBD, l’altro componente fondamentale della cannabis che non evidenzia effetti psicoattivi ed è quindi liberamente commercializzato – sotto forma di olio, cristalli e altri prodotti naturali – presso i negozi di canapa e presso diverse erboristerie specializzate, ha degli effetti positivi sui tumori.

Secondo diversi studi effettuati in laboratorio su cellule in vitro, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Cannabis and Cannabinoid Research, anche il CBD esercita un lieve rallentamento della crescita e riproduzione cellulare, anche se ancora non studiata e dimostrata sull’essere umano. Per questo si parla sempre più spesso dell’uso della cannabis per combattere il cancro, in particolare quello al cervello e ai polmoni.
Occorre ricordare, però, che gli studi effettuati sono ancora allo stadio iniziale e gli scienziati non dispongono ancora di certezze e dimostrazioni sugli esseri umani. Per avere la certezza che la cannabis abbia un’azione realmente efficace nella lotta al cancro, anche sull’essere umano, bisognerà attendere i risultati di tutti gli altri studi ancora in corso.

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